Alimentazione|26 gennaio 2012 10:20

Lo svezzamento nel neonato

Lo svezzamento o divezzamento è il passaggio graduale nel bebè dall’alimentazione esclusivamente lattea a una più completa che comprende farinacei, carne, pesce, uova, verdura e frutta.

L’introduzione delle prime pappe rappresenta una tappa fondamentale del percorso di crescita del bambino, denso di significati anche nel campo psicologico. Nello svezzamento, infatti, si passa da meccanismi elementari, quale la suzione, a quelli più complessi, che necessitano anche di coordinazione, come l’uso del cucchiaino o del bicchiere.

Lo svezzamento dovrebbe avvenire attorno ai sei mesi, anche se il latte materno dovrebbe continuare a dare un sostanziale contributo all’alimentazione ancora per diversi mesi, per assicurare “una crescita, uno sviluppo e una salute ottimali”, così come è indicato nelle linee guida europee sull’alimentazione dei lattanti. Questo delicato passaggio è consigliabile non prima che il bebè abbia raggiunto i 6 kg di peso, ciò perché le riserve di ferro che il piccolo è costretto a utilizzare durante l’allattamento, tendono ad esaurirsi quando raggiunge all’incirca il doppio del suo peso alla nascita.

La stessa Unione Europea sottolinea l’importanza di una nutrizione equilibrata e corretta, fin dai primi mesi, per diventare adolescenti e adulti sani, non obesi o sovrappeso. Sono sconsigliati, infatti, cibi troppo salati o troppo dolci che predispongono a cattive abitudini alimentari già dall’infanzia. Inoltre è bene non esagerare con l’offerta di cibi ad alto contenuto proteico. Gli errori più comuni sono dovuti all’eccesso di formaggi, formaggini e carne che appesantiscono il metabolismo del bambino e possono anche orientare le sue preferenze future verso un’alimentazione meno sana perché iperproteica e ipersonica.

In questo periodo, inoltre, il bambino può essere esposto a rischi derivanti da allergie a particolari alimenti o da malattie come il morbo celiaco. Per questo è consigliabile inserire un alimento nuovo per volta,  ogni tre o quattro giorni, per smascherare subito eventuali reazione allergiche.

Nella guida al bambino del ministero della Salute si legge ancora che nella fase dello svezzamento l’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti non riveste più l’importanza che un tempo veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli. In particolare, non c’è bisogno di posticipare l’introduzione del pane e della pastina, che contengono glutine, perché è opportuno sapere fin dall’inizio se il bambino ha una forma d’intolleranza al glutine (celiachia).

Inizialmente sono indicati passati semiliquidi, senza sale (introdotto dopo l’anno di vita), morbidi e privi di glutine. Dal sesto all’ottavo mese è consigliabile, invece, passare a cibi tritati o schiacciati e abituare il bambino a mordere verdure crude tagliate a bastoncino che può comodamente tenere in mano. Dall’ottavo mese è possibile offrire cibo a pezzetti e, dopo il primo anno, passare ai bocconcini.

Nelle prime fasi dello svezzamento la cottura deve essere a vapore o lessa, la frutta e le verdure – quelle utilizzate per preparare il brodo vegetale (patate, carote e sedano) nel quale sciogliere creme di riso o di cereali – vanno accuratamente lavate, pelate, omogeneizzate o passate al setaccio per eliminare semi o filamenti. Le carni o il pesce devono essere accuratamente selezionati: a tal proposito ricordiamo che gli omogeneizzati per bambini devono rispettare standard qualitativi precisi per cui sono consigliabili nella fase iniziale.

I nuovi alimenti vanno proposti e non imposti al bambino. Se vengono rifiutati è bene non insistere, ma fare un altro tentativo dopo qualche giorno.
E’ indispensabile ricordare infine che, prima di iniziare l’introduzione delle pappe, è sempre opportuno rivolgersi al proprio pediatra perché è l’unico in grado di stabilire il giusto calendario adatto alle esigenze del singolo bambino.

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