Alimentazione|28 agosto 2012 12:34

Dolcificanti, il miele campione di benessere

Vengono definiti dolcificanti o edulcoranti quelle sostanze che danno un sapore dolce agli alimenti. Ne esistono di naturali e sintetici: tra i primi i più diffusi sono il miele e lo zucchero comune, ossia il saccarosio, che non è solo quello che noi aggiungiamo ai cibi, ma anche quello contenuto negli stessi alimenti, mentre tra i sintetici (che sono prodotti artificialmente e hanno un potere dolcificante molto superiore a quello degli edulcoranti naturali, ma privi dello stesso valore nutrizionale e calorico) ricordiamo la saccarina, l’aspartame, il ciclamato e altri. Questi ultimi, solitamente, sono utilizzati in caso di diabete mellito oppure per il trattamento dietetico dell’obesità.

Vediamone alcuni in dettaglio!

Tra i dolcificanti naturali, il miele è un alimento di elevato pregio nutrizionale caratterizzato da una buona azione energetica, da una facile digeribilità, per la presenza di sostanze semplici e non complesse, e da una completezza di oligoelementi e sostanze bioregolatrici. Per il suo contenuto in glucidi, soprattutto glucosio e di fruttosio, che esercita anche un’azione protettiva sul fegato, costituisce anzi l’alimento energetico per eccellenza.
Conosciuto fin dall’antichità, il miele nei secoli è stato sempre un alimento molto apprezzato, tanto da essere giudicato indispensabile dagli antichi Egizi, che lo mettevano nelle tombe dei defunti per accompagnarli nella loro eventuale vita futura, dai Greci, che lo ritenevano cibo degli dei, dai primi medici, che ne apprezzavano le proprietà antisettiche e cicatrizzanti, e dai Romani, che lo utilizzavano largamente in cucina.
Rispetto allo zucchero raffinato, ossia il saccarosio, fornisce un quantitativo minore di calorie di rapida utilizzazione (300 kcal/100g rispetto a 400 kcal/100g del saccarosio), con un potere dolcificante superiore di ben 25 volte superiore al saccarosio e con un’azione cariogena inferiore a quella dello zucchero raffinato. Il suo impiego concorre ad attivare i processi digestivi, per la presenza di enzimi; rende più resistenti i capillari  e collabora alla nutrizione delle cellule nervose, per il suo contenuto di vitamine del gruppo B e C, di acido folico e di acido pantotenico; potenzia le difese immunitarie e regola la flora intestinale, per il suo contenuto di sostanze ad azione antibiotica. E’ indicato per la sua digeribilità, tolleranza e potere nutrizionale, nell’alimentazione dei bambini, dall’infanzia fino allo sviluppo, degli sportivi, degli anziani e nelle donne durante la gravidanza e l’allattamento.

Lo zucchero, che indica specificatamente il saccarosio, è invece il dolcificante naturale contenuto in grande quantità in alcuni vegetali, tra cui la canna da zucchero e la barbabietola da zucchero. Esso è ritenuto responsabile  di alcune malattie come l’obesità, il diabete, la carie dentaria e l’arterioscleriosi, ma è opportuno sottolineare che questo alimento non è dannoso in sé, ma piuttosto lo è un suo uso continuo e smodato. Lo zucchero, infatti, come accennato sopra, non è solo quello che aggiungiamo alla preparazione di latte o caffè, tisane o decotti, ma anche quello contenuto nei cibi e nei dolciumi vari. Per non concorrere all’insorgenza di patologie, il suo consumo giornaliero non dovrebbe superare i 25/45 grammi. Un eccessivo consumo di calorie vuote, così vengono definite quelle dello zucchero perché non hanno alcune funzione plastica o protettiva, tende a ridurre il consumo di alimenti protettivi perché i dolci e lo stesso zucchero deprimono l’appetito. E’, invece, indicato nelle situazioni che richiedono un immediato apporto di energia subito utilizzabile.

Altri dolcificanti naturali sono il fruttosio, il sorbitolo e lo xilitolo. Il fruttosio ha un potere dolcificante molto superiore rispetto al saccarosio e quindi, per dolcificare allo stesso grado ne occorrono quantità fino a 80 volte minori, con conseguente minor apporto calorico; il sorbitolo ha un potere dolcificanti pari al 60% del saccarosio e un apporto calorico pari al 90% di quello del saccarosio, quindi è meno dolcificante e non è a basso contenuto calorico; lo xilitolo ha una minore cariogenicità (capacità di provocare la carie) e perciò è largamente utilizzato nella preparazione di gomme da masticare e caramelle.

I dolcificanti artificiali, definiti anche edulcoranti di sintesi perché non presenti in natura ma sintetizzati in laboratorio, hanno un potere calorico estremamente basso e un potere dolcificante estremamente elevato, tanto che sono sufficienti piccolissime quantità per donare un sapore particolarmente dolce all’alimento. L’aspartame, per esempio, ha un potere dolcificante 200 volte superiore rispetto allo zucchero, mentre quello della saccarina è addirittura da 200 a 700 volte superiore. Servono pertanto da 200 a 700 grammi di zucchero per avere lo stesso potere dolcificante di un grammo di aspartame o di saccarina.
Sono stati avanzati  non pochi dubbi sulle possibili conseguenze di un loro uso continuato, tra le quali una aumentata incidenza dei tumori, soprattutto alla vescica. Sebbene non innalzino i valori glicemici e insulinici, e possono essere quindi assunti da soggetti diabetici e obesi, questi prodotti di sintesi mobilizzano gli stessi enzimi digerenti dello zucchero comune, senza però eguagliarne il valore nutrizionale.
Durante la metabolizzazione dell’aspartame, per esempio, nell’organismo si formano acido aspartico, fenilalanina e metanolo; l’accumulo di quest’ultimo può produrre effetti indesiderati come emicranie, reazioni allergiche ed epilessia. Sarebbe bene non superare l’assunzione di una certa dose giornaliera, che la legge indica in 40 mg per chilo di massa corporea, ma quantificarne il consumo è molto difficile. L’aspartame è impiegato, infatti, nella preparazione di decine di alimenti, per esempio nelle bibite, nelle gomme da masticare e caramelle, nello yogurt, nei dessert e nei prodotti dolcificanti. Tuttavia, è utilizzato anche nei prodotti spalmabili sul pane, nei cereali per la colazione, nella senape, nei sughi pronti, nelle conserve di frutta e nei superalcolici.

Concludendo, è bene quinti preferire i dolcificanti naturali se si vogliono evitare brutte sorprese!

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