Sistema Sanitario|25 febbraio 2013 12:27

Rosso, giallo, verde e bianco, i colori della triage

Il triage – termine che deriva dal  francese “trier” e che significa scegliere, smistamento – è un importante strumento di gestione delle emergenze che ha come obiettivo la definizione della priorità con cui il paziente verrà visitato dal medico. Attraverso questo processo, i pazienti vengono selezionati e classificati in base al tipo e all’urgenza delle loro condizioni.

Il triage indica, quindi, il metodo di valutazione e selezione immediata, usato per assegnare il grado di priorità per il trattamento quando si è in presenza di molti pazienti. Occorre, in tali casi, effettuare scelte per così dire di precedenza poiché non è possibile erogare immediatamente le cure necessarie a tutti i presenti.

Il sistema triage è una procedura che tramite una sequenza standardizzata di brevi domande, ha lo scopo di intercettare i pazienti a rischio maggiore e quindi regolare la risposta del sistema delle urgenze-emergenze in funzione del rischio. Tale funzione è svolta da personale infermieristico adeguatamente formato, che opera secondo i protocolli prestabiliti dal dirigente del servizio.

Il codice di priorità è un sistema riconosciuto a livello internazionale e prevede quattro colori in base alla gravità:

  • Il codice rosso viene assegnato a persone con le funzioni vitali compromesse, in serio pericolo di vita, con precedenza assoluta;
  • Il codice giallo è assegnato a persone con patologie o traumi gravi, ma che non hanno  compromesse le funzioni vitali e che vanno visitati nel minor tempo possibile;
  • Il codice verde viene attribuito nei casi non gravi che non hanno diritto alla precedenza;
  • Il codice bianco dato in situazioni assolutamente non gravi, che potrebbero essere gestite tranquillamente dal medico di famiglia. Se questo codice è confermato dal medico della dimissione, il paziente è tenuto al pagamento di un ticket, che varia da regione a regione e per le categorie di esenzione. Ciò per disincentivare il ricorso al pronto soccorso anche nei casi non urgenti.

Il triage, come sistema operativo, può essere svolto con diverse modalità, a seconda dei campi in cui viene applicato: in centrale operativa, in pronto soccorso, sul territorio o nelle maxiemergenze e catastrofi. Esistono, infatti, procedure di triage per la gestione del soccorso extraopedaliero – valutazione telefonica e sul luogo dell’incidente – oppure per gli accessi in pronto soccorso. Arrivato in quest’ultimo, un infermiere specializzato provvede alle prime operazioni di identificazione del paziente ed effettuata una prima valutazione dei sintomi, per poi attribuire il codice di priorità mediante il triage. L’accesso alle cure perciò non segue l’ordine di arrivo, ma è regolato in base alla gravità dei problemi dei pazienti che vengono accolti.

Solitamente il sistema triage viene applicato nei pronto soccorso ad elevato numero di accessi. A livello ospedaliero, la funzione di triage deve essere attivata in tutte le unità operative di pronto soccorso-accettazione, purché correlata al numero degli accessi. Sono le aziende sanitarie che devono garantire le risorse per assicurare la funzione di triage, che dovrà essere assicurata in ogni caso e continuamente in quei presidi con oltre 25.000 accessi per anno.

Gli ospedali invece che, pur essendo al di sotto dei 25.000 accessi per anno, si trovano ad operare in condizioni di flussi periodicamente elevati ed irregolari (turismo stagionale, fiere, manifestazioni, ecc.) devono garantire la funzione di triage proporzionalmente alle necessità.

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