Interviste|8 marzo 2012 11:38

Dal ginecologo per curare infezioni e affrontare menopausa e sterilità

Il parto visto come occasione di scoperta di se stessa, screening oncologici, consapevolezza dell’importanza della prevenzione, endometriosi, taglio cesareo sono i temi affrontati con la dottoressa Stefania Piloni, medico chirurgo specializzata in Ostetricia e Ginecologia. Responsabile dell’Ambulatorio di Medicina Naturale per la donna presso San Raffaele Resnati di Milano, dove si occupa di Medicina Integrata per la cura delle patologie femminili e servizio di diagnostica ecografica ginecologica e ostetrica, coordina inoltre il “Programma di Fecondazione in Vitro e Procreazione Medico Assistita presso l’Istituto Ostetrico Ginecologico Mangiagalli di Milano.

Che tipo di patologia si trova più spesso ad affrontare insieme alle sue pazienti?
La patologia più classica è quella infiammatoria o infettiva: le donne devono spesso fare i conti con candide recidivanti o cistiti recidivanti che rovinano la quiete di tutti i giorni ma, soprattutto, la vita sessuale delle coppie. La sterilità è un altro grosso tema: le donne attendono troppo tempo per concedersi il lusso della gravidanza e questo entra spesso in collisione con le leggi biologiche, per cui la corsa di ricerca al bambino è spesso fuori tempo massimo. Infine, le donne si rivolgono spesso al ginecologo per il delicato passaggio della menopausa.

Screening oncologici: quante donne si rivolgono a lei per sottoporsi spontaneamente agli esami per prevenire i carcinomi all’utero e alla mammella?
La maggior parte delle donne è sensibile allo screening di prevenzione della mammella ed esegue con regolarità la mammografia almeno biennalmente. Complice di questo successo è sicuramente il programma ASL che prevede una lettera con avviso di appuntamento per questo esame, reclutando molte pazienti, anche le più pigre verso la prevenzione. Il pap test, invece, è più difficile da far comprendere come necessità: la maggior parte delle donne non frequenta il ginecologo con assiduità e dunque salta anche l’appuntamento con il pap test che invece è uno screening importante per difenderesi dal tumore del collo uterino. Inoltre in sede di visita ginecologica si valutano anche le ovaie e dunque si riesce ad essere efficaci anche verso il tumore ovarico. Potremmo dire davvero che la visita ginecologica è di vera prevenzione e combatte 3 forme tumorali diverse: mammella, utero e ovaie.

Ha notato negli ultimi anni una maggiore consapevolezza sul ruolo fondamentale della diagnosi precoce per queste patologie?
Si, gli ultimi anni hanno visto un rafforzarsi della consapevolezza. Per il pap test il veicolo fondamentale è stata la lunga discussione intorno al vaccino per il papilloma virus che ha riportato la questione del tumore della cervice dentro le famiglie. E se una madre porta una figlia a fare un pap test o a vaccinarsi è probabile che deciderà di sottoporsi allo stesso screening anche personalmente. Per la mammella il progetto dell’ASL ha permesso passi da gigante. Per le ovaie c’è ancora poca consapevolezza: basta una semplice ecografia transvaginale per controllare da vicino le ovaie e questo esame può essere affiancato di routine alla visita ginecologica classica.

In Italia più del 50% delle donne nella fascia di età 29-39 anni è affetta da endometriosi. Quanto è compatibile questa malattia con una gravidanza?
Una donna su 3 affetta da endometriosi riceve anche una notizia di infertilità. La diagnosi di endometriosi è una minaccia per la fertilità, ma non è una condanna alla sterilità. Se la malattia è moderata (primo o secondo stadio) di solito la donna riesce ad avere concepimento spontaneo senza doversi rivolgere alla procreazione assistita. Ma gli stadi avanzati (terzo e quarto) producono cisti evidenti sulle ovaie e grandi aderenze (cicatrici interne) che possono danneggiare il percorso tubarico. Gli stadi importanti di endometriosi sono quelli che di solito vengono operati o che necessitano della fecondazione in vitro per ottenere concepimento. La cosa migliore, appena ricevuta la diagnosi, è fare un bambino. Se una donna fa parte di una coppia stabile che si è già scelta meglio non dare tempo alla malattia di complicarsi.

Quanto è importante anche in questo caso una diagnosi tempestiva e accurata?
E’ la cosa più importante. Molte giovani donne hanno purtroppo incontrato medici che hanno sottovalutato il loro dolore mestruale e non hanno fatto approfondimenti. E’ vero che molte donne hanno dolori al ciclo, ma quello dell’endometriosi è davvero invalidante e merita di essere approfondito con esami del sangue (ca125) ecografia pelvica e transvaginale ed eventualmente con risonanza magnetica. Se una donna è giovane e non vuole gravidanza può iniziare a curasi con progestinici o con estroprogestinici mantendo così la malattia sotto controllo. In questo modo preserverà la fertilità fino al momento del concepimento. Se invece la malattia mostrasse di dilagare, meglio operarla con le fibre ottiche (laparoscopia) e poi proseguire con le cure estroprogestiniche fino alla scelta della gravidanza. E’ il modo migliore per non dover ricorrere alla fecondazione in vitro.

Parto naturale: il momento più intenso della vita di una donna. Quali sono le emozioni più forti che ha vissuto insieme alle sue pazienti?
Il parto vaginale è un momento di onnipotenza: tanto dolore e poi tanta felicità. Le donne sono distrutte dalla fatica, ma al settimo cielo. Con il parto la nascita è doppia: nasce un bambino e nasce una madre. Le emozioni sono sempre di gioia intensa, di tremore: le madri faticano a capacitarsi che quel cucciolo fosse davvero nel loro grembo e si rendono perfettamente conto del miracolo della nascita. Infatti la genetica e la scienza insieme non bastano a spiegare una cosa così meravigliosa; venire alla luce è davvero un atto sacro, è il miracolo della vita che torna ad affermarsi attraverso il corpo sfinito e potente di una donna. Le mamme hanno spesso reazioni di cui si pentono: mordono le braccia del ginecologo che le aiuta a spingere, si arrabbiano con l’ostetrica, rispondono a tono ai mariti. E’ davvero una scoperta: esce la trama vera, il vero canovaccio del carattere. E’ un bellissimo modo per scoprirsi. La donna tenera e accudente conosce per la prima volta la mamma tigre che ha un unico imperativo: che il cucciolo stia bene. E io sono proprio lì per questo! E’ fantastico.

E’ stata pubblicata la seconda parte della linea guida sul taglio cesareo dall’Istituto Superiore di Sanità, quali sono secondo lei i casi in cui deve essere preferito a quello naturale?
Il cesareo diventa fondamentale ogni volta che la presentazione fetale non permette la nascita per vie naturali: la presentazione podalica, quella di faccia, la distocia di spalla rientrano ad esempio in questa casistica. La presentazione di spalla può essere ricondotta a cefalica dalla procedura cinese di moxa o dal rivolgimento manuale ginecologico, ma qualora non si abbia successo è giusto intervenire con il taglio cesareo. Ancora la via chirurgica è necessaria nella emergenze, nella gestosi, nella crisi ipertensiva e nella sofferenza fetale. Se invece il bambino è troppo grosso (sproporzione feto pelvica) si può accettare il travaglio di prova, ma bisogna essere pronti a intervenire con il taglio cesareo. Alcune patologie materne richiedono taglio cesareo, se una madre ad esempio è cardiopatica o ha avuto precedenti distacchi di retina è meglio evitare il parto naturale.

Riferimenti:
Dottoressa Stefania Piloni
Medico Chirurgo,  Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Studio privato Milano: via Solferino 35 – Telefono: 02. 62694750 – Fax: 02. 93661733
Sito: www.stefaniapiloni.it

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