Sistema Sanitario|29 febbraio 2012 13:38

Prevenzione, l’importanza degli screening oncologici

Lo screening è un programma organizzato e sistematico di diagnosi precoce condotto su una popolazione asintomatica, cioè che non accusa nessun disturbo o sintomo di una specifica malattia. Questa viene invitata presso la struttura sanitaria a effettuare gratuitamente un esame clinico, strumentale o di laboratorio, attraverso il quale è possibile identificare una malattia in fase iniziale perché tanto più è precoce la diagnosi, tanto più sono efficaci i trattamenti. La promozione dei programmi di screening, le risorse necessarie e l’informazione alla popolazione e il coinvolgimento dei medici di medicina generale è a carico delle stesse ASL che assicurano, altresì, la riservatezza dei dati.

Gli screening vengono effettuati solitamente per malattie che coinvolgono un gran numero di persone, che presentano lesioni o stadi precoci facili da rilevare e diagnosticare e per quelle malattie che il trattamento terapeutico effettuato durante lo stato precoce comporta numerosi vantaggi rispetto al trattamento di uno stadio più tardivo.
I più diffusi tra la popolazione sono gli screening oncologici che, come raccomandato nel 2003 dal Consiglio d’Europa agli stati membri, vengono effettuati per sconfiggere il cancro alla mammella, del collo dell’utero e del colon retto.

Il carcinoma della mammella rappresenta ancora oggi il tumore più frequente nella popolazione femminile, sia per incidenza che per mortalità. I programmi di screening sono offerti mediante mammografia biennale a tutte le donne di età compresa tra i 50 e 69 anni.
La mammografia è un esame radiografico della mammella effettuato con dosi molto basse di radiazioni che non comportano nessun rischio, anche se ripetute nel tempo, per la salute della donna. L’ esame viene effettuato nell’ambulatorio radiologico, da tecnici di radiologia. La donna viene invitata ad appoggiare una mammella per volta su un piano e a seguire le istruzioni del personale specializzato. La mammella viene leggermente compressa e vengono eseguite le radiografie sia in senso orizzontale che verticale. L’esame è rapido (10 – 15 minuti), non doloroso, anche se alcune donne lamentano un certo fastidio legato alla compressione del seno, operazione indispensabile per ottenere immagini di migliore qualità. Le stime internazionali rilevano che la partecipazione ai programmi di screening per questo tipo di tumore riduce del 35% la probabilità di morire per questa patologia. Alle partecipanti è garantito l’eventuale seguito del percorso terapeutico per il trattamento dei casi dubbi o dei tumori identificati e il reinvito a cadenza biennali per i casi negativi.
Concludendo, viste le maggiori aspettative di vita delle donne anziane, la migliore sensibilità del test sulle pazienti ultrasettantenni e la crescente disponibilità di trattamenti efficaci, si sta valutando la possibilità di estendere i programmi anche alle donne di età compresa tra i 70 e i 74 anni e 40-49 anni.

In Italia ogni anno muoiono circa 1100 donne a causa del carcinoma della cervice uterina, circa 10 donne su 100.000. La cervice uterina o collo dell’utero è quella parte dell’utero che sporge in vagina ed è per questo motivo facilmente raggiungibile per esami diagnostici di diverso tipo. L’evoluzione del carcinoma cervicale è caratterizzata da un lungo periodo di malattia non invasiva; la sua tempestiva identificazione consente di attuare terapie che assicurano una guarigione definitiva. Essendo totalmente asintomatica, la displasia è identificabile soltanto sottoponendo tutte le donne in età a rischio a un esame, il pap-test, che si esegue facilmente durante una normale visita ginecologica, prelevando le cellule desquamate dal collo dell’utero.
Lo screening con pap-test viene eseguito sulle donne di età compresa tra i 25 e 64 anni e ha consentito negli ultimi due ventenni di ridurre di oltre il 50% la mortalità complessiva per tumore all’utero. Il carcinoma della cervice è attualmente riconosciuto come un tumore di origine virale causato dall’infezione genitale da virus del papilloma umano HPV. La più frequente tra quelle trasmesse sessualmente. La dimostrazione che il carcinoma del collo dell’utero ha origine virale ha consentito di programmare l’evoluzione da prevenzione secondaria, il pap-test appunto, a prevenzione primaria, ossia la vaccinazione. Sono stati, infatti, messi a punto due vaccini per la prevenzione dell’infezione da HPV, somministrato gratuitamente a tutte le ragazze dodicenni e disponibile anche nelle farmacie a pagamento per le donne che non hanno contratto l’infezione.

Il carcinoma del colon retto è il secondo tumore in termini di incidenza tra le donne, dopo quello della mammella, e il terzo tra gli uomini, dopo quello al polmone e alla prostata, e la prima causa di morte nei non fumatori per entrambi i sessi. Ogni anno in Italia si ammalano circa 35.000 persone, 39 uomini e 26 donne ogni 100.000.
Le lesioni precancerose, nel caso specifico i cosiddetti polipi, che sanguinano in maniera impercettibile, possono essere rilevate con appositi esami tra cui i test per la ricerca di sangue occulto fecale (SOF) e la rettosigmoidoscopia (RSS). Il primo si esegue raccogliendo un campione di feci in un apposito flacone, successivamente analizzato in laboratorio. La RSS è, invece, un esame interno della parte più bassa dell’intestino, che inizia dal retto e si estende fino a tutto il sigma. Si effettua tramite il sigmoidoscopio, uno strumento flessibile che permette di esaminare la superficie interna del sigma-retto, eseguire prelievi mirati e asportare eventuali polipi.
Lo screening prevede proprio la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni per le donne e gli uomini tra i 50 e i 70 anni oppure una rettosigmoidoscopia per le donne e gli uomini tra i 58 e i 60 anni una sola volta e da ripetere eventualmente ogni 10 anni. C’è da dire, tuttavia, che questo tipo di carcinoma può avere cause genetiche, tra cui alcune sindromi ereditarie, una predisposizione familiare oppure alimentare, o derivante da malattie infiammatorie croniche intestinali. La colonoscopia non è un test di screening primario per individuare una simile displasia.

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