Interviste|6 marzo 2012 14:40

Allergie e intolleranze, il ruolo dell’allergologo

Il dottor Luigi Sansone, socio fondatore consigliere nazionale della Accademia Italiana di Citologia Nasale, affronta per noi diverse tematiche, tra cui il ruolo odierno dell’allergologo, le allergie e le intolleranze alimentari, l’asma bronchiale e i moderni test per scoprire gli allergeni.

Quali sono le maggiori problematiche alle quali oggi l’allergologo deve trovare soluzione?
Nel panorama della sanità pubblica, da una parte, l’allergologo rappresenta una figura debole sul piano istituzionale e, da un’altra, è chiamato a contribuire a rendere consapevoli le Istituzioni e le popolazioni della necessità di modificare i comportamenti umani allergologicamente irrazionali. Dobbiamo considerare, infatti, che le prestazioni mediche allergologiche, la cui richiesta è in continuo incremento nelle nostre popolazioni, in molte regioni non sono di fatto attivate nell’ambito dei L.E.A. (livelli essenziali di assistenza). Ciò significa che i servizi allergologici sono considerati un extra, con le inevitabili conseguenze – anche sul piano delle provvidenze economiche e di prevenzione in favore della popolazione – che ne derivano. D’altra parte, un numero sempre crescente di persone che soffrono di malattie più o meno gravi, riconducibili a meccanismi allergologici o/e immunologici, si rivolgono all’allergologo per ottenere un aiuto efficace contro effetti direttamente o indirettamente correlabili alle gravi contraddizioni insite nel cosiddetto “west life-style”.

Come, dunque, l’allergologo può contribuire a rendere consapevole l’utenza dell’esigenza di modificare i comportamenti umani allergologicamente irrazionali?
Attualmente, con notevole difficoltà, questo si può realizzare agendo fondamentalmente su due fronti:
a) Correggere le informazioni attualmente diffuse dai mass media: sul piano della prevenzione, infatti, risulta irrazionale e spesso nettamente colpevole ignorare che esiste oggi una notevole attività di informazione rivolta alle masse che risulta quantomeno fuorviante.
b) Ottimizzare i metodi e i percorsi di diagnosi e cura utilizzati nell’ambito dei sistemi sanitari.
Valgano alcuni esempi:

  • Perché in molti giardini condominiali si piantano alberi del genere delle Cupressacee sapendo che questo tipo di piante è altamente sensibilizzante?
  • Perché i mass media consigliano proprio agli allergopatici materiali ed effetti letterecci in puro lattice di gomma che rappresenta un potente allergene? Tanto è vero che, per il lattice, sono stati approntati vaccini antiallergici e costose sale operatorie latex free.
  • Perché abboccare a quella triste quanto martellante pubblicità che spinge, soprattutto la popolazione infantile, tramite genitori e nonni molto distratti e poco informati, ad un drammatico adeguamento all’errore per il quale si fa un enorme consumo di junk food (cibo spazzatura, n.d.r.) abbastanza scadente?
  • Perché riempire le lavatrici di detersivi + ammorbidenti + disinfettanti che sono spesso all’origine di sensibilizzazioni e de-regolazioni del sistema immunitario in nome di ciò che si può definire eufemisticamente un irrazionale culto del bucato più bianco? Esistono ottimi detergenti vegetali.
  • Perché si è lasciato che il problema dell’infestazione del nostro mare da nematodi del genere Anisakis, altamente sensibilizzante dal punto di vista allergologico, si diffondesse fino ai livelli attuali?
  • Perché non si attua, attraverso un poderoso incremento della produzione di mezzi pubblici eco-compatibili, una decisiva riconversione industriale che, oltre a rappresentare una buona spinta occupazionale, ridurrebbe drasticamente il mercato, ormai insostenibile, delle automobili per uso personale?

L’elenco potrebbe continuare. L’approccio al problema della prevenzione delle allergie, come si vede,  coincide con la consapevolezza del danno che la specie umana provoca ogni giorno su questo pianeta ed è, contro ogni evidenza, molto difficile. Colui che si opponga all’adeguamento all’errore – come asseriva Hash: “L’uomo si adegua al parere della maggioranza, anche se sbagliato, nel 98% dei casi” –  è facilmente additato e irriso come un utopista. Nonostante tutto, resta irrinunciabile accettare la sfida del buon senso contro la attuale tendenza auto-distruttiva espressa dal cosiddetto uomo occidentale.

L’asma bronchiale, insieme all’’obesità, è la patologia cronica più diffusa nell’infanzia. Quali sono le cause e come prevenirla?
Le cause dell’incremento dei casi di asma bronchiale registrato a carico della popolazione infantile, con prevalenza per il sesso maschile, non sono state ancora chiarite. Tuttavia, sono chiamati in causa diversi fattori: allergie respiratorie, inquinamento industriale, modificazioni delle abitudini di vita, anomalie nell’alimentazione, familiarità genetica, perfrigerazioni, infezioni respiratorie virali, abuso di farmaci. È molto probabile che l’asma sia un problema poli-fattoriale di salute pubblica. Purtroppo, per una piccola percentuale dei casi, è potenzialmente letale. Per quanto riguarda la prevenzione, rimando al punto precedente. La terapia è da personalizzare e si avvale oggi di molti rimedi, molto efficaci nella maggioranza dei casi. Ma è proprio la consapevolezza che alcuni casi possono diventare molto gravi che deve mantenere la nostra attenzione e il nostro comportamento professionale sul livello più alto possibile. Un’attività che consiglio ai miei pazienti asmatici è la pratica musicale di uno strumento a fiato, che equivale ad un utile esercizio respiratorio contro resistenza.

Intolleranza alimentare e allergia alimentare: quali sono le principali differenze?
La fondamentale differenza fra le due situazioni è che l’allergia segue il meccanismo di una specifica risposta del sistema immune – classicamente secondo il tipo I di Gell e Coombs, mediato dalle immunoglobuline IgE o reagine, ma anche secondo altri tipi di reazione – verso una sostanza precisa (antigene/allergene). Le intolleranze, invece, seguono meccanismi di risposta non-immunologici: si pensi alla diarrea causata da alimenti ricchi di fibre, magari consigliati dai mass media proprio ad una ignara persona con un apparato gastro-intestinale ipercinetico. Un altro esempio è quello di un soggetto affetto da orticaria ricorrente causata dall’ingestione di alimenti liberatori di istamina, come le fragole. È prioritario che il medico raccolga in questi, come in tutti i casi delle persone che gli chiedono aiuto, una corretta anamnesi, per contribuire a fare chiarezza.

La rinite allergica interessa una percentuale sempre maggiore di persone. Come ridurre i fattori di rischio?
Oltre alle misure preventive, riassunte alla prima domanda, ricordo che il trattamento dell’aria indoor con depuratori che eliminino il particolato di dimensioni superiori ad 1 micron può essere, in molti casi,  utile nella strategia de-sensibilizzante. È chiaro che la frontiera attuale è rappresentata dall’intervento sul genoma. Si tratta di un orizzonte che si scorge, ma è ancora lontano da raggiungere. Sarebbe più vicino se le istituzioni avessero più attenzione verso chi lavora, e bene!, nel campo della ricerca scientifica.

Quali sono i test per le allergie più attendibili?
I test più attendibili sono quelli i cui risultati sono convincenti e ben correlati alla storia della persona. In pratica, per fare un paio di esempi, nel caso di una sospetta origine allergica di una rinopatia o di un asma, il PRICK test è il mezzo d’indagine,  anche sul piano finanziario, più innocuo, più completo, più veloce, rispetto a test derivati dai laboratori di ricerca, come il R.A.S.T. (Radio Allergo Sorbent Test), l’I.S.A.C. (Immuno Solid-phase Allergen Chip) e analoghi che, quotidianamente, vengono utilizzati in misura eccessiva e, spesso, secondo un “pannello” di allergeni fisso. Al contrario, è indispensabile che un allergologo o un medico esperto visiti la persona e raccolga una corretta storia dei suoi sintomi, prima di scegliere gli allergeni da indagare e il tipo di test da utilizzare. Nel caso in cui il solo problema di salute del paziente sia rappresentato da rinorrea acquosa, ostruzione nasale, starnutazione, prurito nasale, ossia il saluto allergico, arrossamento congiuntivale e lacrimazione che insorgano stagionalmente nei mesi di maggio-giugno, con peggioramento all’aperto in giornate ventose senza pioggia, e il risultato del prick test sia positivo per graminacee o/e olivo, la fase diagnostica allergologica deve considerarsi conclusa e l’allergologo deve procedere a prescrivere la cura. Il fine della terapia sarà sempre la desensibilizzazione e la cura sarà divisa in tre parti e concordata con il paziente. Essa sarà composta da: prevenzione, farmaci anti-reattivi a cicli ripetibili alla comparsa dei sintomi, vaccino anti-allergico. Il tipo migliore di rapporto Paziente-Medico è quello collaborativo. Nel caso di cuti-negatività del prick test o di una sua non-correlazione con la storia dei sintomi correttamente indagati dall’allergologo e riferiti con precisione dal paziente – ad esempio sintomatologia presente dodici mesi l’anno e prick test positivo soltanto per un polline stagionale, ad esempio quello delle cupressacee, che fioriscono soltanto fra Natale e Pasqua – la diagnostica di una rinopatia deve essere completata da un esame citologico nasale, effettuato in un periodo extra-stagionale. Infatti, sono state individuate diverse malattie infiammatorie croniche, non allergiche, del naso come, ad esempio, la N.A.R.E.S., la Sindrome della Rinite Non Allergica con Eosinofilia.

I test, invece, attendibili per le intolleranze alimentari?
Per quanto riguarda le intolleranze alimentari, è bene ricordare che i mezzi specifici della medicina complementare, così come sopra accennato a proposito della corretta prescrizione del R.A.S.T o dell’I.S.A.C., devono essere utilizzati correttamente e non in modo irrazionale. I test della medicina alternativa o complementare trovano una collocazione ottimale e condivisibile nella guida dei percorsi bellezza-benessere nell’ambito della Medicina del Benessere praticata nelle beauty-farm e nei centri benessere. Nella pratica clinica ospedaliera o ambulatoriale, invece, al fianco della anamnesi, dell’esame fisico del paziente e del prick test, è fondamentale un periodo di dieta diagnostica (dieta di eliminazione). A prescindere dalla specializzazione conseguita, un medico è sempre innanzitutto un operatore della Sanità abilitato all’esercizio della Medicina e della Chirurgia. In altri termini, a me pare che una persona si rivolga ad un medico non per sottoporsi semplicemente ad un test, ma per essere aiutato a capire perché non sta bene e come fare per ritrovare il suo miglior stato di salute possibile. Dunque, ad esempio, non è detto che in un paziente un prurito sia necessariamente allergico. Sembra chiaro che l’allergologo, anche in questo caso, debba rendersi utile ed orientare il paziente verso la soluzione del problema, attraverso esami di laboratorio o/e strumentali. Per fare ciò, l’allergologo deve coltivare anche il proprio aggiornamento, quantomeno nella parte fondamentale, nella pratica della Otorinolaringoiatria, dell’Oftalmologia, della Dermatologia, della Pneumologia, della Gastroenterologia, della Diabetologia, della Endocrinologia, della Reumatologia, della Oncologia, della Ginecologia, della Urologia, della Nefrologia, della Infettivologia, della Chirurgia. Questo al fine di inviare opportunamente il paziente, se necessario, al medico specializzato più utile.

Quali consiglierebbe ai piccoli pazienti?
I medesimi consigliabili ad un adulto. L’organismo di un bambino possiede un sistema immunitario completamente funzionante entro il primo mese di vita. La differenza, rispetto all’adulto, è nel fatto di non aver ancora avuto contatto con molte delle sostanze (microbiche, ambientali, alimentari, tossiche, farmacologiche) delle quali il sistema immunitario di un adulto è, di solito, ormai a conoscenza. Per quanto attiene alle sensibilizzazioni del I tipo di Gell e Coombs (cioè a reazione immediata, che possono riguardare casi di rinite, asma, orticaria, angioedema, disturbi gastro-intestinali), una visita allergologica, contestualmente al prick test, si può condurre dalla età di sei mesi in poi. Incidentalmente, ricordo che anche il cosiddetto anziano è un vivente, non è un morto, dunque anch’egli può essere testato sul piano allergologico così come anche ad un bambino, ad esempio, se ne è il caso, deve essere misurata la pressione arteriosa. Il Patch test indaga le sensibilizzazioni cellulo-mediate, cioè a reazione ritardata, tipicamente da contatto cutaneo; raramente è utile per la diagnostica collegata alla allergia/intolleranza ad alimenti od a farmaci. Per quest’ultimo problema, l’approccio oggi disponibile ed attualmente più realistico è quello del challenge con un farmaco selezionato con attenzione in base alla storia del paziente e alla formula chimica della sostanza (che deve essere comunque a basso rischio allergico e completamente diversa da quella sospettata di aver causato una reazione avversa) prescelta per il test. A coloro che sono scettici su questo approccio al problema della diagnosi di tolleranza ad un farmaco, ricordo che, alla fine di una giornata, attraverso gli alimenti acquistati nei super- o iper-mercati, la stessa madre ha somministrato al suo bambino una quantità di sostanze chimiche (sconosciute) spesso maggiore di quelle (conosciute) contenute in diverse dosi di un farmaco.

Quale consiglio darebbe agli internauti che cercano in rete la risoluzione a problematiche mediche, sia lievi che complesse?
Le rispondo volentieri con dati di fatto. Nella esperienza di consulenza on-line attraverso il mio blog ho potuto rendermi conto di come alcune persone con problemi di salute abbiano raccolto spesso una quantità a volte notevole di dati, avendo eseguito diligentemente moderni esami clinici, strumentali e di laboratorio, dei quali sono in possesso di referti anche molto dettagliati. D’altra parte, questi pazienti non hanno ricevuto una risposta soddisfacente alle loro legittime aspettative. Nella pratica quotidiana, il punto debole del binomio Paziente-Medico affiora nella fase cruciale della sintesi diagnostica e della prescrizione terapeutica; ciò che sembra difettare è il tempo riservato alla riflessione sul caso, sembra mancare la capacità di non restare necessariamente ingabbiati negli schemi e nei protocolli. L’informazione del paziente risulta spesso carente sui dettagli che riguardano la sua malattia e sulle possibilità più vantaggiose per lui, offerte dalla scienza medica. A me pare che si debba evitare, quando possibile, i cliché diagnostici o farmacologici. È bene per tutti apprezzare una delle professioni più belle del mondo: fare il medico. Ciò non significa semplicemente applicare degli schemi di diagnosi e cura ma porre la persona al centro della propria attenzione nel contesto dell’ambiente in cui vive. Peraltro, a tale proposito, è di conforto l’articolo 33 del nostro codice deontologico: noi medici abbiamo il dovere di fornire ad ogni singolo paziente l’informazione più completa, corretta ed alternativa in ordine al caso che si presenta. Dunque, la possibilità di fornire una consulenza on-line rappresenta uno dei formidabili vantaggi offerti dal buon uso della moderna tecnologia: superare le barriere determinate dalla distanza; rendere possibile, con un click, la condivisione ed il confronto delle realtà oltre i propri confini. È ovvio che la qualità di una consulenza online dipende dalla qualità del binomio Paziente-Medico che la realizza.

Riferimenti:
Dottor Luigi Sansone
Medico chirurgo, specialista in Allergologia
Studio privato Foggia: via Aviatori, 112 – Telefono: 339 7647153
Sito: www.medicosansone.com

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